Where
the Blues began to die Dove il Blues iniziò a morire
There’s
nothin’ but a lonely tree C'è solo un albero solitario
and
a barely empty space e un terreno spoglio,
down
Elm Street, giù a Elm Street,
where
the Blues began to die. là dove il Blues iniziò a morire.
This
is the place where old Sonny Boy Perché quello è il luogo dove il vecchio Sonny Boy
said
to this mean old world good-bye. disse addio a questo vecchio mondo crudele.
He
was fishing along the bank of the
Mississippi Stava pescando lungo la riva del Mississippi
watching
the float go up and down, e guardava il galleggiante nell'acqua.
so
quite and close, era silenzioso e chiuso in sé stesso,
Peck* and Houston** just saw him go. Peck* e Houston** lo videro incamminarsi;
He
lay on the bed in Elm Street poi si sdraiò nel suo letto a Elm Street
And
closed his eyes for awhile. e chiuse gli occhi.
He
said just: “We’re like elephants, Ha detto soltanto: "Siamo come gli elefanti,
we
know we’ve got
to go!” sappiamo che dobbiamo andare!"
this
is all he said, Questo è tutto ciò che disse,
and
the Blues began to die. e il Blues cominciò a morire.
Bye – bye old man Sonny Bye - bye vecchio Sonny,
Bye – bye old man Sonny Bye - bye vecchio Sonny,
it
was tuesday may 25, 1965. era martedì 25 maggio 1965.
* James ‘Peck’ Curtis
(Benoit, Miss. 1912. – Helena, Ark. 1970). Batterista dei King
Biscuit Time Entertainers.
** Houston Stackhouse
(Wesson, Miss. 1910 – Helena, Ark. 1980). Chitarrista e presenza
abituale nel programma radiofonico King Biscuit Time.
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| Elm Street (Helena, Arkansas) |
- WHITE BUT BLUES: SONNY BOY IN LONDON
L'arrivo di Sonny Boy Williamson in Europa portò non poco scompiglio tra i giovani appassionati di musica afroamericana e, soprattutto, tra i componenti di Animals e Yarbirds, i complessi ai quali fu affidato l'arduo compito di accompagnarlo sul palco. Dai vari concerti che il vecchio Bluesman tenne a Londra furono tratte registrazioni di forse discutibile valore, soprattutto per le orecchie di coloro abituati ad ascoltarlo nelle incisioni della Chess Records o della Trumpet, ma, pervenuteci grazie a due LP (poi CD), furono per molti giovani appassionati il primo passo per fare la conoscenza di Sonny Boy.
I pittoreschi aneddoti sugli eccentrici comportamenti dell'armonicista in bombetta, durante il suo soggiorno d'oltreoceano, si sprecano e meriterebbero un capitolo a sé stante: dalle predilette orecchie di maiale fritte, cucinate nella sua stanza d'hotel, a un malcapitato portiere d'albergo scaraventato giù dalle scale; e nemmeno troppo lusinghieri furono i suoi commenti sulle doti dei musicisti che lo accompagnarono. Sia sotto i riflettori che nella penombra della sua vita privata, il buon Rice Miller si fece certamente notare anche nel Vecchio Continente e lasciò un ricordo indelebile nei suoi compassati fans Britannici.
Ecco la testimonianza diretta e autorevole di uno di quei giovanotti che ebbero la (s)fortuna di condividere il palco con lui: Eric Clapton che, all'epoca ventitreenne, militava negli Yarbirds.
- ELECTRO-VOICE EV950 MICROPHONE
C’è una foto divenuta storica a tutti gli effetti, quasi un’icona della musica afroamericana. Ritrae Sonny Boy che suona l’armonica all’aperto, davanti a una baracca, accompagnato dai fidi Peck Curtis e Houston Stakhouse. Due tamburi malmessi, una vecchia Danelectro e lui, allampanato come sempre e con addosso l’abito eccentrico con cui era rientrato dall’ultima trionfale tournée europea. Proprio come deve averlo visto arrivare Robbie Robertson, chitarrista della Band, quando, giovanissimo, si recò a Helena per conoscere il suo eroe*. Sonny Boy sarebbe morto poche settimane dopo, non senza aver lasciato un ricordo indelebile nella storia dell’armonica Blues.
Si tratta certo di una suonata estemporanea, messa in scena per il fotografo, anche se quasi certamente con la stessa formazione l’ormai stanco armonicista incise le sue ultime canzoni ai microfoni di Radio KFFA, emittente dove fu protagonista indiscusso per tutta la vita.
Sonny Boy impugna l’armonica con una mano e con l’altra regge un curioso microfono collegato a un amplificatore d’altri tempi. Certamente gli appassionati si saranno chiesti di che microfono si trattasse; e i più ingenui anche se proprio in quel pezzo di metallo potesse nascondersi il segreto del suono del Nostro. Bene, potrebbe trattarsi di un EV 950 Cardax dotato di una capsula in cristallo, prodotto dalla Electro Voice negli anni ’40 e ‘50 (molto simile al più noto Shure PE55 ma di forma più tondeggiante); un microfono all’epoca molto diffuso, adatto alla voce, ma che spesso veniva disinvoltamente usato anche per amplificare gli strumenti. Dotato dell’ormai superato attacco Switchcraft a contatto singolo, era fornito di una vite che, agendo dall’esterno, poteva incrementare la quantità dei bassi. Nulla di speciale, quindi, ma innegabile il fascino vintage dell’oggetto, unito al pensiero che un microfono come questo, è stato tra le mani di Sonny Boy Williamson.
* L’incontro è narrato dallo stesso Robertson in un intervista rilasciata a TheBluesMobile.com rintracciabile in rete.
* L’incontro è narrato dallo stesso Robertson in un intervista rilasciata a TheBluesMobile.com rintracciabile in rete.
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| Helena, Arkansas (1965) |






